La Storia della fotocamera digitale

Al giorno d’oggi le fotocamere digitali sono così tanto diffuse, da venire utilizzate praticamente ovunque. Ormai anche i bambini sanno come funziona una fotocamera digitale ed è sicuramente uno di quei dispositivi ormai entrati di diritto nella vita di tutti i giorni. Ciononostante, ancor oggi sono decisamente poche le persone a conoscere la storia della fotocamera digitale. Se anche tu sei fra questi, ti conviene leggere questa guida. Potresti trovarci molte informazioni interessanti.

La nascita della fotocamera digitale

Secondo molti studi effettuati in merito, la nascita della fotocamera digitale risale già al 1972, quando l’ingegnere della Kodak Steven Sasson creà dal nulla il sistema di funzionamento della macchina digitale. Tuttavia al tempo l’idea parve problematica, in quanto intaccava il giro d’affari che si era creato intorno alle macchine fotografiche a pellicola. Può sembrare una storia romanzata, da film, e invece è una solida realtà: in quegli anni ’70 i soldi prevalsero sulla genialità. Dopo che la sua invenzione non ebbe il successo che si meritava tra gli alti capi della Kodak, Steven Sasson decise di non abbandonare il progetto, ma tenerlo nascosto per i tempi migliori. Tempi che dovevano maturare dopo il periodo delle macchine fotografiche meccaniche, vari otturatori, camere oscure, liquidi di ogni genere per lo sviluppo delle foto e persino carte sensibili di diversi spessori.

Photo/David Duprey

Sistema CCD e la digitalizzazione

Per evitare che l’ingegnere inventasse altre idee che a quel tempo sembravano assurde e mettevano in pericolo le macchine a pellicola, gli amministratori della Kodek decisero di affidare a Sasson un incarico sui sistemi CCD. Questi consistevano nella cattura della luce e alla sua trasformazione in un impulso elettrico. Il sistema aveva dei grandi difetti, il che spinse Sasson a cercare un processo nuovo: la digitalizzazione, definita come “la mutazione di segnali elettrici in numeri”. Grazie a questa idea la macchina prima catturava l’immagine, quindi la trasformava in impulsi elettrici e successivamente in numeri. Per venire salvata, quindi, occorreva uno spazio di memoria, come la RAM. Nacque così un primo prototipo di una macchina fotografica digitale costituita da ben 16 batterie, una lente, un registratore e un convertitore. Al tempo era molto grande e pesante, ma da li a poco avrebbe fatto colpo.

La rivoluzione della macchina digitale

L’ingegnere non commise alcun errore e il primo brevetto per una macchina fotografica digitale fu rilasciato a Sasson nel 1978. Tuttavia gli venne proibito di parlarne: era un segreto aziendale. Qui la storia dell’invezione si sarebbe potuta interrompere, ma Sasson andò oltre e nel 1989, insieme al suo collega statunitense Robert Hills, creò una reflex digitale dotata di un sensore da 1.2 MegaPixel, fornita di una memory card e uno spazio per la compressione delle immagini. Il brevetto dell’inventore è scaduto nel 2007 senza che Sasson lo rinnovasse, mentre nel 2012 il settore della Kodak che si occupava della fotografia e delle macchine fotografiche è andato in bancarotta. Attualmente l’azienda si occupa di produrre prodotti chimici, stampanti industriali e macchine fotografiche di vecchia generazione. Sasson, invece, ha ricevuto la National Medal of Technology and Innovation per la sua invenzione.

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